Approfondimento/ Quanti sono i ROM in Italia e cosa fanno

Dopo i fatti di Roma di questi giorni cerchiamo di capire, anche grazie alla stampa nazionale e alle agenzie di stampa quanti sono i rom in Italia e soprattutto cosa fanno? In quanti gruppi sono divisi, ma soprattutto vogliamo capire se il problema sono effettivamente loro oppure no.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale e lo sterminio di rom e sinti da parte dei nazifascisti nacque in Europa un movimento che nel 1971 promosse il primo congresso mondiale, nel quale intellettuali e attivisti rom hanno definito le basi della nostra autodefinizione: non siamo zingari, siamo Rom, cioè uomini, un popolo con una bandiera e un inno. Da quel congresso nacque la Romani Union, riconosciuta nel 1979 dall’Onu. Da allora si celebra la Giornata internazionale del popolo rom, il Romano Dives, il giorno dell’autodeterminazione, dell’orgoglio e dell’unità di un popolo. Secondo uno studio dell’Associazione 21 luglio numeri precisi non ci sono, ma secondo le stime del Consiglio d’Europa la presenza in Italia di rom, sinti e caminanti è compresa in una forbice tra le 120.000 e le 180.000 persone (lo 0,23 per cento circa della popolazione). Metà dei Rom che abitano nel Paese è di nazionalità italiana, solo il 3% è nomade, mentre la maggior parte della popolazione rom è stanziale. La percentuali italiana è tra le più basse registrate in Europa, casa – secondo l’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) – di circa 10-12 milioni di persone. I Rom che vivono in Europa, si legge su Focus, discendono da una popolazione che parlava una forma volgare di sanscrito, il praclito. Nel 1000 d. C. circa, lasciò il delta dell’Indo, fra l’India e il Pakistan. Vi erano esperti nella lavorazione dei metalli, chiamati athinganoi, da qui “zingari”. In 4 secoli i Rom si insediarono in molti Paesi europei, a partire dai Balcani. In Italia vivono due grandi gruppi “zingari”, i sinti e i rom. Il primo nome deriva da Sindh, una regione del Pakistan da dove provengono, il secondo significa “uomo libero” e viene usato per designare l’intera comunità nomade.

Attualmente in Italia ci sono circa 11 gruppi, in Italia dalla fine del 1300, si stabilirono in Abruzzo ma anche in Campania, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria. Abitano in prevalenza nella baraccopoli del Mandrione (vicino a Roma) e nelle case popolari di Nuova Ostia e Spinaceto, in Lazio.

Questi i gruppi maggiori:

■ Sinti

Zingari di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna: giostrai e proprietari di circhi.

■ Rom Lovari e Kalderasa

In Italia dai primi del Novecento. I lovari (“lob”, cavallo in ungherese) allevano equini, mentre i kalderasa sono stagnini e doratori di rame. Vivono in roulotte.

■ Rom Rudari

Romeni, in Italia dagli anni Sessanta. Musicanti e artisti di strada, lavorano anche il rame e vivono in accampamenti lungo la via Tiburtina, a Roma.

■ Rom Khorakhana e Kanjarja

Ultimi arrivati dopo la guerra in Iugoslavia. Musulmani e ortodossi, vivono in accampamenti.

■ Kaulja

Poverissimi, sono di origine algerina ma provengono dalla Francia e sono di religione musulmana.

■ Sufi

Piccola comunità derviscia del Pontonaccio (Firenze). Vengono dai Balcani, sono musulmani.

■ Carner

Piccola comunità della Val Venosta. Vivono e si spostano sui carri, da cui prendono il nome.

■ Camminanti

Risiedono a Noto, in Sicilia, si mantengono vendendo ceci abbrustoliti e palloncini.


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